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Concorso Letterario Santa Margherita
PROTEZIONE
Marta Abb?

La stringo forte tra le mie mani, è fresca, è lucida, è viva.
Il vetro è spesso e mi trasmette una gradevole sensazione di protezione, forse perché, così oscurato,
assomiglia ai finestrino delle auto dei magistrati e dei politici importanti, duelli che vanno protetti. Ogni
tanto li vedo passare nella mia via, ora di rado, da quando mi sono spostata all'EUR.
La devo portare lontano, farle attraversare la città, scendere e risalire, così, pericolosamente offerta alla
folla di persone, per giunta proprio all'ora dell'aperitivo.
E deve arrivare immacolata, per portare allegria.
Fuori, a contatto con il suo vetro e la mia pelle, c'è un caldo appiccicoso, come quello di un abbraccio che dura troppo a lungo e comincia a pervaderti l'odore sgradevole che emana l'altro corpo. La tengo in mano e lei mantiene N suo aspetto lucente, intatta nel caos, sembra svolgere lo sguardo qui e la tra la gente che torna a casa. Mi siedo e me la appoggio in grembo, e la cingo con le mani. Portarla con un sacchetto... ci avevo pensato, inizialmente, ma sarebbe finita sballottata, faccia a faccia con le ginocchia, proprio all'altezza delle borse da lavoro degli uomini manager della capitale, nere e contundenti. Un signore dall'altro lato del vagone mi osserva. Non lo guardo e continuo ad accarezzare senza accorgermi le forme vitree che sto cingendo. Lo sguardo è insistente e io alzo gli occhi caricandoli di aggressività, come un cane che difende l'osso ancora gustoso. Ma è Dino. Gli sorrido, sa che sono miope, mi perdonerai Dino è mio fratello, lavora in un centro di aggregazione giovanile, vicino alla Stazione Termini. Dino è il marito di Giulia, che starà sicuramente disponendo i salatini nella nuova ciotola bianca che abbiamo preso assieme domenica, all'outlet di "Kasanova". Sono sicura che sì sta divertendo a dividerli per forme, pizzicando quelli dai contorni imperfetti. A Giulia non interessa fare bella figura ma adora quelli a forma di pesciolino, e ha già fame, una gran fame.
Sono sicura che, anche se fuori è ancora chiaro, c'è una candela accesa e tre bicchieri accoglienti sistemati accanto alle riviste, sul tavolino trasparente. E il gatto Myzuki sta dormendo sul divano, esattamente dove mi siederà io. Dino continua a sorridere, non incrocia il mio sguardo ma continua a fissare la bottiglia. Sorride quasi ipnotizzato. Abbassa gli occhi anche io su di lei. La osservo e, d'un tratto, nei riflessi scorgo delle immagini di noi tre, io, Giulia e Dino, assieme, ì calici alzati. E io:
- Aspetto un bambino-
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