Menu
Concorso Letterario Santa Margherita
UN SORSO DI MAGIA
SERENA STRINGHER

Continuano a venire qui. Sera dopo sera, giorno dopo giorno.
Anno dopo anno.
Arrivano alla spicciolata, uno alla volta, come sorsi da un bicchiere che si vuole centellinare. Siedono al mio banco, il lungo bancone rosso mogano che ho ereditato da mio padre trent'anni fa, e aspettano. I gomiti appoggiati sul legno scurito, i volti pensosi, tristi, distanti, i volti dolci, allegri, i volti rilassati con gli occhi che ridono : siedono e aspettano.
Me.
Sono io, la vera ragione per cui si fermano, indugiano davanti alla vetrina fumosa accarezzata da un tralcio di vite, e varcano infine la mia soglia come acchiappati da un'antica malia. Stregati dalla melodia gorgogliante che guizza dentro alle bottiglie scure. Entrano nella penombra del mio piccolo regno che profuma d'uva e di candele, di terra umida e di legna da ardere, inspirano a fondo e passeggiano intorno, sorpresi.
I loro sguardi si arrampicano sulle pareti ingombre di vini, sulle etichette dorate che riflettono le luci del tramonto, centinaia di formule magiche intrappolate dentro prigioni di vetro nero che fremono dalla voglia di essere liberate.
Io li osservo, a mia volta. Uomini e donne che non ho mai incontrato. Vecchie amicizie. Conoscenze che diventeranno presenze abituali : li scruto con i miei occhi verdi, in paziente silenzio. Vedo i loro volti distendersi, le rughe della fronte spianarsi, i sorrisi affiorare agli angoli della bocca come le bollicine sulla superficie di uno spumante.
E' questo il momento. L'attimo in cui ordinano un bicchiere.
Io faccio un cenno della testa, impercettibile. In piedi, nascosto dietro ad una patina di polvere, li ascolto chiedere un Cabernet, un Prosecco, uno spritz. Un Tocai, a volte, che anche se adesso si chiama Friulano per i miei coetanei resterà sempre Tocai. A volte qualcuno entra a festeggiare il figlio appena nato, la patente o il compleanno : sento allora la squillare la campanella e gridare « giro per tutti », con la gioia che straripa frizzante dai loro polmoni. Vedo i solitari sorseggiare i loro bicchieri in silenzio, persi nel folto dei loro pensieri. Mi piace spiare le coppie di innamorati, le loro dita che si intrecciano come le viti, sospese nell'aria, i palmi delle mani pieni di languide illusioni. Dalle loro bocche spillano baci dolci come gocce di passito.
Io aspetto. Paziente. Nella penombra in cui giaccio, dimenticato da trent'anni, attendo che qualcuno varchi questa soglia e chieda di me. Nel frattempo, guardo gli uomini e le donne che un sorso di vino rende più felici. Una magia spicciola, eppure accade sempre. Sera dopo sera, giorno dopo giorno.
Anno dopo anno.
Io rimango qui, a chiamarli. E aspetto.
Qualcuno che ordini un Barolo del '67. Per un'occasione davvero speciale.

Vai all'archivio

Sottoscrivi l'RSS del racconto del giorno