SENZA TITOLO
nicola campanini
Lui era innamorato di lei, da molto, troppo tempo. Così una sera si giocò la carta della disperazione. Inventandosi una scommessa che lei mai avrebbe potuto vincere riuscì a farle bere quattro bicchieri di rosso e a far tacere i sensi di colpa. E la baciò. Ma non ebbe il coraggio di andare oltre.
L'accompagnò a casa sperando che il sonno avrebbe cancellato il ricordo del vino e del bacio. Ma si sbagliava. Il giorno dopo fu giorno di battaglia. Delusa e umiliata aveva voluto vederlo per sfogare la rabbia che la scuoteva dalla testa ai piedi. Lui si sentì morire. Sentiva di averla persa. Sentiva di non avere risorse, nulla che potesse impedirgli di apparire un bieco seduttore di donne indifese. Poi gli venne un'idea. Era folle ma era l'unica che aveva. Sfoderò poderosi giri di parole e concetti psicanalitici che neppure lui sapeva di conoscere per convincerla che se si era lasciata baciare non era certo per colpa di qualche bicchiere. Lei voleva quel bacio. Lo voleva da sempre ma non era mai stata capace di comprendere i propri desideri. Era stato il vino ad illuminarla.
Lei non disse nulla e se ne andò. Ma quelle parole non smettevano di risuonarle intorno. Aveva ancora sulle labbra il sapore delle labbra di lui, sentiva ancora il suo profumo. E continuava a sentire la sua voce.
Giunta a casa, prese una bottiglia di vino, la posò sul tavolo e si sedette ad osservarla. Lì dentro c'erano le ragioni di quel bacio, se era vero ciò che lui aveva detto. Sentimenti e desideri disciolti in quel magico liquido rosso rubino. Avvicinò la bottiglia agli occhi sperando di scorgerli ma non vide nulla. L'aprì. Riempì un bicchiere, bevve e lo riempì di nuovo. Le ci vollero due ore per finire la bottiglia e ritrovarsi ubriaca come mai era stata. Ma di quanto stava cercando ancora nessuna traccia.
Passò un'ora seduta e inebetita. Poi prese il telefono e lo chiamò. Era triste e si sentiva male, la testa che girava impazzita, lo stomaco a pezzi. Aveva bisogno di qualcuno vicino. Quando la comunicazione si interruppe capì. Era lui che voleva lì con lei, era lui la prima persona a cui aveva pensato.
Si alzò a fatica dalla sedia per raggiungere il divano. Distesa, aspettò che lui arrivasse immaginando le parole con cui gli avrebbe descritto la sua scoperta. Quando il campanello suonò, un sorriso timido le illuminò il volto sofferente.
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