AD OCCHI CHIUSI
Giuliana Moro
Non c'è tanta luce in cantina, al vino piace stare al buio ed in silenzio.
Cerco un vino bianco, morbido e vellutato. Voglio anche che abbia una bella etichetta. Anche l'occhio vuole la sua parte. C'è una polvere grigia sopra gli scaffali di legno scuriti dal tempo, tele di ragno tessute da un capo all'altro attendono le prede. Nella mezza oscurità, le bottiglie disegnano ombre lunghe e oblique. Scelgo questa che ha il contenuto di un bel colore giallo, un po' opaco, come certe foglie d'autunno. Sull'etichetta , un viso stilizzato di donna pensosa che si indovina bella, lunghi capelli morbidi che abbracciano un vetro appena brunito.
Ho rifatto le scale, ho ancora le scarpe coi tacchi. Non ci sono abituata. La bottiglia rischia la vita al terzo gradino.
Le scarpe coi tacchi, l'abito che mi veste meglio, capelli da parrucchiere e trucco accurato.
Il tutto merita un vino speciale. Un vino di donna speciale.
In cucina armeggio per togliere il tappo, non ho molta dimestichezza, sono cose da uomini.
Ci riesco dopo qualche maldestro tentativo. Accendo lo stereo. Musica di sottofondo, ho bisogno di un po' di atmosfera. L'Adagio di Albinoni, forse è un po' malinconico ma ci sta bene. La casa è silenziosa e assorta, ho l'impressione che tutte le cose mi guardino con curiosità, non succede spesso che la padrona si metta in ghingheri per brindare da sola.
Ho preso due calici di cristallo dalla vetrinetta. In controluce hanno un alone polveroso, uso questi bicchieri solo nelle grandi occasioni. Scarto l'idea di versare quel prezioso vino in un bicchiere qualsiasi. Ne perderebbe. Li lavo e asciugo accuratamente.
Mi siedo comoda, tolgo le scarpe, metto le gambe sopra un'altra sedia. Verso un po' di vino nel mio bicchiere. E' denso e profumato. Emana un aroma pieno. E' un vino passito. La bella donna che gli dà il nome se lo merita tutto. Lo bevo a piccoli sorsi. Ad occhi chiusi, così che il tempo non veda e non abbia fretta. Ci sono cose che vanno prese con lentezza, con rispetto. Il lusso di riappropriarsi del tempo, di riconciliarsi con le cose che fanno buona la vita. Mentre scende nella gola sono grata alla terra, al sole e agli uomini per il calore che emana.
Oggi non sono andata all'appuntamento. Ho messo i tacchi e tutto il resto e non ci sono andata. Bevo il vino della bella donna e penso che lui avrebbe aperto la porta, mi avrebbe accolto con un sorriso, due calici per brindare, di sicuro vino bianco con le bollicine. Avrebbe detto che ero bella e mi avrebbe abbracciata.
Non ci sono andata e mentre bevo il vino della bella donna penso che quando mio marito tornerà mi troverà un po' brilla, mi guarderà col punto di domanda. Guarderà me e poi la bottiglia e quel vino che manca per metà, incontrerà il mio sguardo incerto e umido e penserà che il vino, di grado buono, fa di queste cose. Inumidisce gli occhi e inciampa le parole. Mi chiederà cosa succede ed io non saprò in realtà che cosa raccontargli. Non saprò dirgli che possiamo togliere la polvere che i giorni hanno deposto sopra di noi, che il nostro tempo è ancora giovane, che abbiamo tante stagioni piene ancora da vivere. Che uno sguardo, una carezza, possono ancora scaldare il cuore.
Mentre bevo il vino della bella donna penso che non andrò mai a quell'appuntamento.
Metterò i tacchi per quest'uomo con cui ho percorso la strada fin qui ed è tanto tempo che non mi dice che sono bella e mi abbraccia. Per quest'uomo distratto che tornerà fra poco e a cui sorriderò, tenace e testarda
Verserò un po' di questo vino nel suo calice e lui berrà senza capire. La bella donna sorriderà dall'etichetta.
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