INVECCHIATO
Alessandro Borri
Quando si svegliò, il bicchiere era ancora lì.
Solo un leggero velo di polvere offuscava il rosso. Come fosse l'oblò di un relitto dimenticato dagli uomini su un fondale dai riflessi rubino.
Nel sogno era tornato al settembre di 30 anni prima, quando faceva scoppiare pallottole sulla riva del lago, tutti i pomeriggi. Con gli amici, poi, seguivano le scie degli aerei sfibrarsi oltre la collina.
Tornando a casa, quando la luce si abbassava, guardavano oltre il recinto che curvava in armonia con la strada, appena prima del cimitero, dove i braccianti raccoglievano l'uva. Era un'uva di guerra e di guerriglia; una vendemmia prima fu di guerra e caos, dopo sarebbe stata libertà, infine.
E a sera, nel casale striato d'ocra, gli odori del mosto e dell'erba bagnata ricordavano che tutto continuava anche quando tutto sembrava crollare. Il fuoco era quello di sempre, il sapore della zuppa di funghi non tradiva, i temporali facevano il loro dovere. Però, però era un tempo in cui le stelle cadevano come caccia incendiati.
***
Quando si svegliò il bicchiere, quasi colmo di quel vino dal colore memore di fiamme e sottobosco, era ancora lì.
E c'era con lui una musica, insinuatasi subdola tra le pieghe del sonno, una melodia che sapeva di legno come la cantina giù in basso, dove un impulso gli aveva portato di sorpresa la mano su quella bottiglia, amorevolmente protetta dai ragni nell'oscurità.
Se la fischiettava di gusto, guardando il crepuscolo prendersi la città, godendo per qualche bell'istante l'illusione di averla inventata lui nella nebbia alcolica.
A un certo punto gli sovvenne: estrasse un disco dalla custodia, lo adagiò sul piatto. La stessa melodia vestita d'archi e fruscii risuonava adesso per la stanza che scivolava nel buio, tutta tranne quel bicchiere che dietro le scaglie di cristallo sembrava fremere di una fosforescenza fruttata.
Viola d'amore. Che bel nome per uno strumento accordato su tali chiaroscurali risonanze. Le stesse che in simpatia vibravano sul palato dopo ogni sorso. E in una ragnatela di corrispondenze il vino nobilmente invecchiato, la fantasia di Purcell appesa nell'aria, il capriccio piranesiano alla parete, invitavano ancora all'oblio.
***
Quando si addormentò, di nuovo, il bicchiere era ancora lì, e ormai solo un filo rosso restava a ricordare l'ospite purpureo.
Sognò allora un futuro possibile: dormire decenni in una fresca penombra, aprendo gli occhi solo per sapere che davanti c'erano altri decenni, e secoli, di uguale perfezione, intessuti in un'infinitesima ascensione di spirito, di purezza vermiglia.
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