LA DONNA COL BICCHIERE
Giuseppe Letizia
Appassionato di vino e fotografia, non potevo mancare.
Così, a scapito di qualche ora di lavoro del tardo pomeriggio, mi avviai a piedi alla mostra di fotografia con tema “il vino”.
La mostra mi piacque. Nelle foto il vino scorreva a fiumi negli aspetti più fantasiosi, ora seri, ora allegri, rispettando la tradizione o sfidandola con avveniristiche immagini creative.
Ad un tratto mi colpì una foto che ritraeva un locale semi affollato, in cui si scorgeva, in un angolo, una donna con un bicchiere di vino rosso; carnagione chiara, capelli neri e corti e un abito nero che mostrava splendide spalle.
Il mio tipo.
Sarei dovuto passare avanti; invece rimasi inchiodato davanti la foto.
Ripresomi, mi precipitai per l'acquisto e mi fu risposto che la fotografia era già stata venduta.
Ottenni notizie del fotografo. Gli avrei chiesto l'indirizzo del pub e dati sulla donna.
Andai a sedermi al tavolo di un localino nei paraggi, ordinai un bicchiere di vino bianco e chiamai il fotografo col cellulare.
Mi rispose subito. Non gli parlai della donna e indirizzai la mia curiosità sul luogo della foto.
Quando parlò notai dell'ironia nella sua voce.
Appuntai l'indirizzo del locale che era un'antica osteria nel centro storico di Digione.
Per quanto pazzesco, avrei preso l'aereo sabato mattina presto per tornare la stessa sera e non perdere nemmeno un giorno di lavoro.
L'indomani, venerdì, avevo in mattinata già acquistato i biglietti. La notte non aveva portato consiglio alcuno.
Sabato mattina sono a Digione e il locale davanti al quale mi lascia il taxi è nel centro della città antica con la sua classica architettura medievale.
Entro. L'orario è quello dell'aperitivo: qualcuno sorseggia del buon Borgogna accompagnato da tartine di vario gusto.
Mi accomodo a un tavolo da cui posso spaziare con lo sguardo.
Si avvicina una cameriera e chiedo un bicchiere di Borgogna e delle tartine.
Il pensiero va al “Nero d'Avola” e alle bruschette con olio e pomodoro.
Il locale è accogliente con enormi specchi alle pareti che rendono lo spazio dilatato.
Per chiedere informazioni aspetto che la cameriera ritorni.
Dopo pochi minuti torna col vino e le tartine, ma viene subito richiamata in cucina prima che possa parlarle.
Affronto allora il mio spuntino e bevo l'ottimo vino.
Ho quasi terminato, quando vedo qualcosa che mi blocca il respiro.
La donna che cerco è lì, a pochi passi da me.
Mi alzo e le vado incontro, confuso. Percorso un breve tratto, mi trovo al termine del locale dove uno specchio mi mostra la sua immagine instabile.
Ruoto su me stesso con un senso di vertigine.
Il locale, nel frattempo, si è svuotato e dalle finestre che prospettano sulla strada filtra una luce chiara e strana.
Ritorno a guardare lo specchio in cui lei non c'è più.
Lo spazio è ora occupato dalla finestra e dalla luce chiara del tardo mattino.
Scorgo sul marciapiede una fioraia che sta sistemando le sue mercanzie.
Lascio 10 euro sul tavolo e mi precipito fuori dal locale.
Piove e davanti la finestra la fioraia non c'è più.
Sul marciapiedi è un via vai di ombrelli colorati. Sembra una parata di pazzi che formano un arcobaleno umano.
Un ombrello giallo rotola nella strada e mi viene incontro. Lo prendo al volo e vengo quasi trascinato via.
Mi sento afferrare la mano da un bambino che mi invita a rientrare nel locale.
Rientro e mi viene incontro sorridente il proprietario che mi offre, omaggio per i turisti del sabato, un boccale in ceramica con la pubblicità del vino regionale e un pieghevole del locale.
Ringrazio e, confuso, esco.
Prendo un taxi, chiedo fare un giro nei paraggi e ricomincio a cercare la luna che non riappare.
Mi lascia all'aeroporto.
A sera, stanco e perplesso, sono a casa.
Faccio una doccia e mi butto sul letto.
Raccolgo da un sacchetto il bricco in ceramica e lo sistemo sul comodino.
Apro il depliant e mi si ferma il cuore.
All'interno c'è la foto del locale da un'angolazione diversa da quella del fotografo maledetto e, in un angolo, ancora lei.
Chiudo il pieghevole con la pelle d'oca e chiedo solo di dormire.
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