LA LEZIONE
Sonia Fogagnolo
Erano solo le otto, ma già da mezz'ora Uto se ne stava fuori dal bar, seduto con il suo bicchiere di acqua del rubinetto, immerso nella lettura delle sue adorate pagine sportive del lunedì, abilmente, a suo giudizio, trafugate da una delle due copie del giornale che venivano lasciate a disposizione dei clienti. Poi, d'improvviso, la lettura venne interrotta dagli strilli di una donna, che dall'altra parte della strada cercava di attirare la sua attenzione.
″Zio, zio!”, urlava. Era Lia, la sua unica nipote.
Era tardi per nascondersi dietro il cartellone dei gelati, tardi anche per correre in bagno con le sue pagine sportive. Ogni tentativo di fuga sarebbe stato inutile: era stato intercettato.
In un battito di ciglia lei era lì, scapigliata e agitata.
″Zio, zio, non sai cosa mi è successo” cinguettò.
″Difatti no - bofonchiò lui - ascolta, ora sono molto impegnato, perché non passi da me nel pomeriggio?” disse sorridendo, perché più tardi sarebbe fuggito al lago. "No, è troppo importante! - disse Lia - e poi è tutto merito tuo”.
″Di che parli?” chiese Uto, mentre analizzava la formazione per il prossimo derby. ″Ricordi la bottiglia di vino che mi hai regalato a Pasqua? ”
″Sì”, sospirò lui.
“Ieri l'ho venduta su un'asta on line per 35 mila euro, non è fantastico?
“Cosa?! - Biascicò Uto, mentre si sentiva la lingua più secca ogni secondo che passava - 35 euro?”
″Eh no, 35 M-I-L-A! Un riccone del Texas l'ha voluta a tutti i costi, da non crederci! Grazie al tuo regalo ora ho i soldi per la nuova macchina”.
La fisionomia di Uto mutò di colpo. Sembrava ipnotizzato, lo sguardo fisso con le pupille leggermente dilatate e le mani che sembravano muoversi in autonomia dal resto del corpo, mentre accartocciavano con movimenti robotici le preziose pagine dello sport.
″Allora ciao e ancora grazie”, Lia affibbiò alla sua guancia rugosa un pesante bacio con lo schiocco e poi sparì.
Dopo, Uto rimase immobile per circa un'ora e nessuno dei frequentatori del bar, conoscendo il suo pessimo carattere, osò disturbarlo. Ma la fase catalettica passò e subentro il nervosismo prima, l'irritazione poi e infine la rabbia . “Come diavolo aveva fatto a regalare una bottiglia da 35 mila euro?”si chiedeva mentre raggiungeva casa sua. E pensare che erano 20 anni, da quando era rimasto vedovo, che metteva via ogni centesimo e non acquistava nulla che non fosse strettamente necessario, privandosi, spesso, anche di quello. Lo faceva perché non voleva che un'eventuale terribile malattia lo cogliesse impreparato. Grazie ai suoi sacrifici aveva risparmiato un bel gruzzoletto, ma quei 35 mila euro l'avrebbero fatto stare tranquillo fino alla fine dei suoi giorni.
Le luci di casa erano accese.
“Vedrai che bolletta”, si disse.
Entrò in salotto e vi trovò una decina di persone ad aspettarlo.
“Sorpresa!”, gridarono in coro. Era Lia con alcuni amici del bar.
Uto aprì la bocca ma non riuscì a parlare. Il tavolo era colmo di oggetti: maglioni, profumi, vasi, e in mezzo a tutto spiccava lei, la bottiglia di vino da 35 mila euro. “Che significa?” Sussurrò.
Lia prese la parola: “Volevamo darti una lezione e farti capire l'importanza di quello che ti doniamo. La tua avarizia ha superato ogni limite. Guarda qui, questi sono i regali che ti abbiamo fatto negli ultimi anni e che tu hai puntualmente riciclato con qualcuno di noi. Questa bottiglia, ad esempio te l'ho regalata lo scorso Natale e mi è ritornata indietro quest'anno. Eppure ti dissi che era speciale. Vedi, questa è l'ultima etichetta disegnata a mano da mio padre - iniziò a singhiozzare - Volevo che fosse tua perché era tuo fratello e tu sei l'unico zio che mi è rimasto”.
Uto si avvicinò e piangendo la strinse forte.
“Che ne dite di aprire questa bella bottiglia? - disse qualcuno dei presenti - Il vino va goduto, le preziose bottiglie conservate”.
“Giusto!” approvò Uto.
Il giorno dopo Lia trovò nel suo garage un'auto nuova di zecca, con un grosso fiocco color vinaccia.
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