3° Classificato - Gianni Mario Molteni
IN VINO VERITAS
Da una decina d'anni trascorrevamo al lago le vacanze natalizie. Io in casa tra libri e musica, Ada giocando a burraco pomeriggio e sera dalle amiche. Ci andava bene così, ciascuno con i propri piaceri, in un equilibrio coniugale che solo noi sapevamo precario. Perciò al mattino della vigilia di Natale, quando lei posò sul tavolo il sacchetto di cellophane dicendo: "I soliti pesci che puzzano", pensai che, seppure nella reciproca indifferenza, un altro anno era passato.
Ma sentire ogni anno ripetere quella frase m'infastidiva, anche perché, sapendo che basta l'odore di pesce per disgustare Ada, evitavo ogni discussione portando subito il sacchetto dei pesci nel frigorifero in cantina, mentre lei dal balcone ringraziava con un sorriso Renzo, il giovane pescatore del posto che ce li regalava.
Sì, m'infastidiva che Ada si prendesse anche la libertà di disprezzare i missoltini del Lario! Agoni di magra che Peck a Milano vendeva a prezzi d'amatore, pescati di frodo a fine marzo, salati, appesi a seccare nel vicolo, disposti a raggiera nella missolta con foglie d'alloro e pressati da una pietra per eliminare il grasso.
Avevo visto Renzo prepararli così l'anno in cui comprammo la casa, e poi conservarli nel crotto per l'inverno. Fu allora che per la prima volta ce ne regalò una dozzina a Natale, raccomandandoci: - Fateli alla griglia, con un filo d'olio e due gocce di aceto. Però, signora, non ci beva vino bianco: solo rosso, giovane ma corposo -. Non sapeva che Ada è astemia.
Da allora, ogni anno, mentre lei burracava con le amiche a Menaggio, scendevo in cantina, prendevo i missoltini e li cucinavo per cena. Tre ogni sera, con due fette di polenta abbrustolita, una bottiglia di Grumello, un rondò di Mozart, il tepore del camino. E a volte anche il fascio d'argento della luna sul lago, mentre centellinavo l'ultimo bicchiere di vino. Che ventaglio di sapori e piaceri! Poi, prima che Ada tornasse spalancavo le finestre per disperdere l'odore della griglia, portavo nel cassonetto dei rifiuti bottiglia, cellophane e quant'altro potesse crearle sospetto. Infine rassettavo la cucina. Quando poi verso l'una la udivo rincasare, fingevo di dormire con un libro tra le mani, aprendo gli occhi solo dopo il suo abituale rimbrotto: - Dormire sempre sul divano, e con il giradischi acceso! Che vizio! -. Invece d'innervosirmi, quelle parole, oltre a ridarmi la sensazione di quei piaceri, me ne davano un'altra ugualmente gradevole:
quella di ingannare Ada. Andò così anche quest'anno.
Purtroppo però con l'ultimo missoltino finì anche la scorta di Grumello e quando Ada mi disse di regalarne una bottiglia a Renzo, fui costretto a confessarle che in cantina non ce n'era più, aggiungendo a mezza voce: - Forse è meglio una bottiglia di spumante, domani è Capodanno -.
Mi fissò risentita: - Il rosso lo hai tracannato tutto con quei pesci, vero? Credi non mi sia accorta della puzza? - E stizzita aggiunse: - Non sai che Renzo non beve vino bianco? -
No, non lo sapevo, con lui non avevo mai pranzato né cenato.
Lo squillo del cellulare mi salvò dall'imbarazzo. Era il marito di un'amica di mia moglie: - Ciao, come va? Dio santo, non vi fate mai vivi! Stasera però venite da noi per il cenone, vero? Mi raccomando, convinci Ada. Dille che ci sono anche le mogli di Italo e Ugo che desiderano giocare a burraco. Mia moglie mi ha pregato di rammentarvi che troppo sesso nuoce alla memoria, ma spera che Ada ricordi ancora le regole del gioco. Ciao, vi aspettiamo -.
Ricordo che guardai mia moglie quasi tremando. Non per collera, ma per timore. Tuttavia riuscii a chiederle pacatamente: - Scusa, Ada, come sai che Renzo non gradisce il bianco? -.
Così si ruppe il nostro precario equilibrio. Per colpa mia e sua. Colpe diverse, la mia meno grave. Ma secondo Ada le colpe non si pesano. La sua deprecabile intransigenza.